Salute e sicurezza cinque punto zero: se più di mille morti l’anno vi sembran pochi – INTERVISTA A GUGLIELMO LOY, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail
Contro gli infortuni una lotta senza quartiere
a cura di Carlo Gnetti* e Barbara Pierro** – *Giornalista e saggista, direttore di “Tempo Libero” e della testata online “Fitel Emilia-Romagna” ** Direttivo Fitel Nazionale, responsabile Cultura e comunicazione, Coordinamento donne Fitel
Oggi Primo Maggio 2025, Cgil-Cisl-Uil UNITE per un LAVORO SICURO
Ripubblichiamo l’intervista pubblicata sul n. 138 di “Tempo LIbero” (trimestrale della Fitel online e gratuito), di qualche mese fa e tragicamente attuale
Quando si verifica un infortunio sul lavoro con esito mortale si alzano grida di sdegno e si invocano misure. E ciò non accade neanche tutte le volte, che sono quotidiane, troppe, e proprio per questo gli infortuni rischiano di “non fare notizia”. Ogni volta gli osservatori spiegano le cause: lavoro nero, subappalti, mancanza di prevenzione, mancanza di cultura della sicurezza, imprenditori privi di scrupoli; poi c’è il ritornello delle responsabilità individuali.
Infine ci sono i dati, tanto delle morti sul lavoro quanto degli infortuni e delle malattie professionali (di cui si parla ancora meno), che non sono confortanti ma vanno letti con attenzione. Dunque: qual è la situazione nel nostro paese? Quali sono le tendenze di lungo periodo indicate dai dati forniti dall’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro? Cosa si può fare di nuovo e di davvero efficace, e in particolare cosa può fare l’Inail, per cambiare le cose? Lo abbiamo chiesto a Guglielmo Loy, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail in cui siedono rappresentanti di imprese e sindacati.
LOY La prima riflessione riguarda proprio i dati. La Banca dati Inail è una delle più complete e accessibili nel ramo della pubblica amministrazione italiana, in termini sia di aggiornamento sia di analisi. La Banca si fonda su dati cosiddetti amministrativi, vale a dire le denunce presentate. Ciò presuppone che la persona che ha presentato denuncia lavori in un’azienda o ne sia il titolare e paghi il premio assicurativo. Resta fuori tutto il mondo sommerso, occultato, parzialmente nero, grigio ecc. Naturalmente i dati amministrativi si fondano sulle domande presentate, che a distanza di sei mesi o un anno vengono accolte o meno a seconda che l’infortunio sia o non sia avvenuto sul posto di lavoro, o semplicemente perché il richiedente non era assicurato e quindi non aveva diritto alla prestazione. Dunque, si può sapere con precisione e con un accesso relativamente facile per esempio quante donne si sono infortunate, quante sono decedute in un determinato settore in quella provincia e per quale causa, quanti infortuni mortali ci sono stati per esempio nell’edilizia in provincia di Frosinone, per genere, per età e anche per causa. Detto questo, nella valutazione quali-quantitativa e soprattutto nella comparazione con il passato, occorre tenere conto dell’evoluzione dei sistemi produttivi, ma anche del dato occupazionale. Premesso che ogni morto è un dramma e non deve avvenire, e che ogni infortunio è una ferita alle persone, alle famiglie e anche alla società, quando leggiamo che gli infortuni sono aumentati dobbiamo essere capaci di leggere i dati e cioè dove, come e quando, con quali caratteristiche e quali sono i soggetti che sono stati colpiti dall’infortunio, soprattutto mortale. Non è solo un’annotazione statistica. Il nostro tema è la prevenzione e la prevenzione non può essere generalista e casuale. Ci sono elementi oggettivi, la parcellizzazione dei sistemi produttivi, la catena degli appalti, il lavoro irregolare, e ci sono fattori socioeconomici di carattere generale. Ma nello specifico, nel momento in cui si deve fare attività di prevenzione, bisogna individuare quali sono le aree di maggior rischio. L’Inail in parte già lo fa in base ai dati statistici, tant’è che il premio assicurativo è proporzionato al tasso di rischio. In edilizia il premio è più caro perché il tasso di rischio è più alto, mentre nel commercio è più basso.
TEMPO LIBERO Quindi, cosa ci dicono i dati?
LOY In sintesi, ecco cosa emerge: negli anni ’50, ’60, ’70, i primi per i quali abbiamo a disposizione un dato oggettivo, gli infortuni erano 4, 5, 6 volte quelli di oggi. C’è stata una costante discesa fino agli anni ’90. Da allora e negli anni 2000, pur in presenza di una parziale riduzione, c’è uno zoccolo che non si riesce a ridurre. Ci sono due fattori contrastanti: da una parte l’innovazione tecnologica ha contribuito a ridurre il rischio infortunistico, poiché sono le macchine a fare quello che facevano gli uomini e le donne; nel contempo però sono emerse nuove attività, nuovi lavori e modalità di produzione che hanno bilanciato la riduzione in alcuni settori tradizionali. Si riducono gli infortuni in alcuni settori, ad esempio la chimica in maniera radicale, ma se ne producono altri in settori o aree meno conosciute nel passato. Il risultato finale sono questi famosi, drammaticamente famosi, mille morti l’anno.
TEMPO LIBERO Quali sono i nuovi settori più esposti?
LOY L’esempio più ovvio è la logistica, settore in enorme crescita che non era conosciuto 20 anni fa in questa forma e con queste modalità,…
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