IL REALITY SHOW DEL FASCISMO
Trump e la clava dell’immigrazione come arma di distrazione di massa
di Guido S. Mondino, imprenditore e scrittore italo-canadese.
* Il testo che segue è ricco di link e rimandi ad atti pubblici, situazioni, video, dichiarazioni rese pubbliche dagli stessi protagonisti o dai media
Presto ci sarà battaglia al Senato di Washington per discutere la legge finanziaria 2026 (il “Big Beautiful Bill” di Trump) che trova ardui oppositori nello stesso partito Repubblicano e sulla quale The Donald rischia la paralisi governativa. Che fare per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da una legge che taglierà fondi a 14 milioni di americani della fascia più povera e favorirà invece i miliardari? Semplice: si usa la distrazione di massa con l’attacco all’Iran e gli scontri sull’immigrazione, temi sui quali, senza ritegno, il Presidente ha violato la Costituzione a ogni passo.
Eliminare la democrazia è l’obiettivo del movimento MAGA (Make America Great Again), del Masaniello in Chief e del suo entourage, dai consiglieri personali ai segretari (ministri). Implicitamente annunciato nel “Project 2025”, l’intento fu poi apertamente dichiarato da Jack Posobiec al Cpac, il Congresso dei conservatori del febbraio scorso e a cui è intervenuta, seppur in remoto, anche Giorgia Meloni. In tale occasione, spalleggiato da Steve Bannon, Posobiec, aveva detto: “Siamo qui per rovesciare la democrazia, ciò che non ci era riuscito il 6 gennaio” (2021).
I recenti fatti in California, Minnesota, New Jersey, Wisconsin e New York – guarda caso tutti Stati blu (democratici) – non sono altro che l’incipit di una presa del potere ammantato di sinistri bagliori fascisti, con l’aggiunta del “reality show” a cui The Donald deve la sua notorietà. Il trucco, antico quanto il mondo, è semplice: istigare paura e insicurezza, provocare incidenti, soffiare sul fuoco, invocare una situazione di emergenza per poi intervenire manu militari. Ma andiamo con ordine.
Tempo fa Trump ha ordinato all’Ice (Immigration and Customs Enforcement) – l’agenzia governativa per Immigrazione e Confini che risponde al ministero dell’Interno (Homeland Security) – di incrementare gli arresti e le deportazioni di immigrati nelle città amministrate dai democratici. Gli sgherri dell’Ice, che agiscono mascherati, senza distintivi e in abiti borghesi con “quote di arresti da riempire” (manco fossero pagati a cottimo), si sono scatenati peggio di una polizia segreta. A Los Angeles hanno arrestato decine di immigrati accusandoli di essere pericolosi gangster. In realtà si trattava di lavoratori regolarmente stipendiati da aziende o alberghi, oppure di giornalieri utilizzati dall’agricoltura o dall’industria edilizia. Per quanto alcuni fossero effettivamente immigrati clandestini, contro nessuno di loro esistono tuttora accuse circostanziate, né prove di violenza o di crimini pregressi. Insomma, nessun fuorilegge. Ma vuoi mettere la potenza dello show televisivo con sceriffi e cowboy in bella mostra?
Da quegli arresti indiscriminati e violenti sono nate le prime dimostrazioni contro l’Ice, istigate da Trump e dal Segretario della Homeland Security (la Sicurezza interna) Kristi Noem, proprio quella che ha sparato al suo cane perché abbaiava troppo e che si fa fotografare armata davanti alle gabbie dei deportati. In barba alle leggi federali e di fatto scavalcando Gavin Newsom (Governatore della California), l’Aspirante Dittatore ha inviato truppe militari (Guardia Nazionale e Marines) a sedare manifestazioni che, invece, erano perfettamente sotto il controllo della polizia di Los Angeles. Una pretestuosa prevaricazione di ruoli e di leggi, ghiotta occasione per il presidente di pavoneggiarsi davanti ai suoi elettori con l’uso della forza nello Stato Usa più fedele al Partito democratico, usando l’arma propagandistica e, allo stesso tempo, di distrazione di massa.
In precedenza Trump, per utilizzare i militari, aveva firmato un decreto fondato sul concetto di “ribellione” (vedasi il primo box) in cui si ordina alla Guardia Nazionale di intervenire “nei luoghi in cui avvengono proteste o possono accadere”, dando il via a un’agghiacciante militarizzazione, tanto repressiva quanto preventiva, in evidente violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana che tutela libertà di parola, espressione, associazione e manifestazione. E dire che il Pinocchio in Chief e la sua cricca accusano Biden e l’Europa di aver ucciso la libertà di parola! Ricordate le frasi di J.D. Vance alla conferenza di Monaco nel febbraio di quest’anno? Ma c’è altro.

“Siamo venuti per liberare la città dai socialisti e dall’ingombrante guida del Governatore Newsom e del Sindaco” ha dichiarato Kristi Noem per motivare l’intervento. Esplicita ammissione, dunque, che lo scopo è quello di eliminare gli avversari politici. Altro che immigrati! A quel punto il senatore democratico Alex Padilla, regolarmente accreditato e ammesso nella sala conferenza dopo minuziosi controlli, ha cercato di porre una domanda, esercitando un suo diritto costituzionale. Sapete tutti com’è andata a finire: è stato spinto fuori dalla sala, gettato a terra e ammanettato dagli agenti del FBI come un criminale.
“Vanità, teatro e provocazione per creare paura stanno alla base di questo intervento illegale”, ha detto il Governatore Newsom, denunciando il presidente in prima persona al tribunale competente. La Corte della California ha emesso la sua sentenza in cui dichiara illegittimi sia l’intervento del governo sia l’uso dei militari. Con queste dispute Trump ci va a nozze: ricorso immediato ed ecco il verdetto di legittimità della Corte d’Appello, dove la maggioranza dei giudici è di fede repubblicana. Ci saranno ricorsi e controricorsi da una parte e dall’altra a livelli giudiziari più alti e si vedrà. Scatenare il caos giudiziario, però, fa parte del piano sovversivo del Cialtrone in Chief che regolarmente viola la Costituzione con l’intento di testarne i limiti.

In questi squallidi reality show politici, ove conta l’effetto abbagliante ma in cui sostanza e verità sono totalmente assenti, l’Ice è diventata la clava nelle mani del presidente più antiamericano che gli Usa abbiano mai avuto. Tant’è che in una conferenza stampa J.D. Vance ha incolpato il senatore Padilla di aver provocato lo show dell’arresto per poter accusare il governo di repressione. Non so a voi, ma a me pare di sentire Putin incolpare l’Ucraina di aver provocato l’orso russo per poi farsi aggredire. Cremlino docet!
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Fascismo fa rima con intimidazione. Benché non fosse mai accaduto nella storia degli Usa che un senatore federale venisse ammanettato, il caso di Alex Padilla non è il primo episodio di intimidazione politica. In una manciata di settimane ve ne sono stati altri quattro, altrettanto allarmanti, che hanno coinvolto un giudice federale, un membro del Congresso di Washington, un candidato a sindaco di New York e gente comune (si veda il box 2).
Fascismo rima perfettamente anche con squadrismo. Poteva mancare? Certo che no! In Minnesota vi sono stati attentati di matteottiana memoria: una rappresentante al Congresso, Melissa Hortman, ammazzata a pistolettate con il marito, mentre il senatore John Hoffman e la moglie sono sopravvissuti a nove proiettili ciascuno. Entrambi i politici appartengono al Partito democratico. L’iniziale condanna verbale di Trump non cancella, né sminuisce, le sue responsabilità. Tornando dal G7, a un cronista che gli ha chiesto se avrebbe telefonato al governatore del Minnesota Tim Walz, lo Squinternato in Chief ha risposto testualmente: “Potrei essere carino e chiamarlo, ma perché sprecare tempo?”. Dose rincarata dal senatore repubblicano Mike Lee il quale, ancor prima che l’attentatore venisse arrestato, su X ha postato: “Ecco cosa capita quando ai marxisti qualcosa non piace”; e poi, subito dopo: “Incubo a Walz street” giocando sull’assonanza tra il nome del Governatore e il libro «Incubo a Wall Street». Peccato che l’attentatore sia, per sua esplicita ammissione, un elettore di Donald Trump e non certo un marxista.
Possono esserci ancora dubbi su chi siano gli ispiratori e i responsabili morali di intimidazioni politiche e assassinii da parte di squadracce fasciste di sciagurata memoria? Quando aggressione verbale, linguaggio incendiario e odio razziale diventano prassi comune ai vertici della politica; quando il Capo dello Stato continuamente agisce seguendo i principi “Attacca! Attacca! Attacca!”, “nega sempre, non ammettere mai nulla” e “dichiara sempre vittoria”; quando il ministro dell’Interno si fa fotografare armata di mitra e pistole come Sylvester Stallone nella locandina di Rambo… beh, ovvio che qualche sconsiderato si senta poi legittimato a premere il grilletto contro chi la pensa diversamente. Ricordiamocelo ancora una volta: lo spettro della guerra civile sbircia dalla finestra di ogni americano armato. Altro sangue scorrerà.
Trump, che con il perdono presidenziale ha liberato i rivoltosi del 6 gennaio 2021 (il primo vero episodio di squadrismo fascista), oltre a picconare indefessamente le basi della democrazia americana sta creando le premesse per invocare, appena possibile, l’Insurrection Act, la legge del 1807 che gli permetterebbe di riunificare sotto il suo comando la Guardia Nazionale dei 50 Stati e di schierare l’esercito al fine di sedare qualsiasi sommossa, manifestazione, oppure anche un semplice raduno pubblico. Sarebbe l’anticamera dell’instaurazione della legge marziale, il chiodo sulla bara della democrazia Usa.
Mi sentirei di consigliare ai filo-trumpiani nei dintorni di Palazzo Chigi di fare una profonda riflessione: le mire di The Donald, che da inquilino sogna di diventare proprietario della Casa Bianca, non riguardano solo i cittadini a stelle e strisce. Tocca da vicino la vita di ognuno di noi, tanto quanto il futuro dei nostri figli e nipoti.
BOX 1 – Definizione di “ribellione” (Corte della California)
Motivando la sentenza del 12 giugno 2025 nella causa intentata dal Governatore Gavin Newsom contro Donald J. Trump, presidente degli Usa, la Corte della California fa espresso riferimento alla definizione di “ribellione”, per la quale occorrono quattro condizioni concomitanti:
– Deve trattarsi di rivolta violenta fatta con vere armi (pietre, sgabelli, bastoni, ecc. non sono assimilabili alle armi).
– Non può essere una manifestazione spontanea, ma deve essere una rivolta strutturalmente organizzata, cioè con tanto di caporioni e gerarchia.
– Non può essere tesa al rifiuto di una singola legge, bensì…
– Deve essere concepita e attuata con l’intento di rovesciare il governo nel suo intero.
Poiché queste quattro condizioni non erano presenti, e benché vi fossero episodi di violenza e incendi di cassonetti, la situazione poteva essere facilmente gestita dalla polizia di Los Angeles. Pertanto, l’invio della Guardia Nazionale e dei Marines da parte del Presidente è stato considerato illegittimo.
BOX 2 – Immigrazione come arma di intimidazione politica
In aprile gli scagnozzi del Ciuffo Arancione avevano già ammanettato e arrestato Hannah Dugan, un giudice della corte federale di Milwaukee che si opponeva alla deportazione di un immigrato, con l’accusa di bloccarne l’arresto. In giugno Lamonica McIver – rappresentante del New Jersey al Congresso di Washington – è stata incriminata per aver tentato d’impedire l’arresto di Ras Baraka, sindaco di Newark, che l’Fbi voleva ammanettare durante una visita a un centro di “raccolta immigrati”. Qualche giorno dopo, c’è stato l’episodio di Brad Lander, candidato democratico al ruolo di sindaco di New York il quale voleva proteggere un immigrato dall’Ice che voleva arrestarlo senza mandato giudiziario. Infine, l’arresto e la deportazione in Honduras di due madri e tre bambini di cui uno di soli quattro anni malato di cancro (al quarto stadio). In virtù dello ius soli, i bimbi deportati sono cittadini americani a tutti gli effetti, e nessun cittadino americano, per legge, può essere deportato.



