di Mariagrazia Rossilli* * Sociologa, già docente di Politiche di genere presso l’Università Roma Tre e l’Università degli Studi di Parma
Gaza, esodo biblico dei palestinesi. La tragicità degli eventi recenti ha imposto ad Anna Foa, docente di Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma, ebrea, una condanna ancor più drastica e riflessioni ancor più dolorose di quelle del suo libro pubblicato a ottobre 2024, come evidente nei suoi ultimi articoli e interviste in cui supera anche la precedente reticenza nell’accusare il governo israeliano di politiche genocidarie.
Il libro, Il suicidio di Israele (Laterza, pp. 94), premio Strega Saggistica 2025, contiene una dura critica delle politiche del governo Netanyahu: un governo che spara su chi è in fila per il cibo, che bombarda ospedali bambini donne e anziani (70.000 i morti), non solo si pone al di fuori del diritto internazionale arroccandosi in uno stato di isolamento (assemblea Onu semivuota durante il discorso di Netanyahu), ma, potenziando odio e possibili futuri adepti di Hamas, rischia un vero e proprio sui-cidio che nemmeno l’opposizione interna con le sue grandi manifestazioni di protesta riesce a fermare.
Il volume lucidamente sintetizza, a partire dall’origine del XIX secolo, l’involuzione del sionismo, anzi dei diversi sionismi, attraverso le posizioni più oltranziste e coloniali e quelle più liberali e favorevoli alla pace con gli arabi fino all’attuale crescita di una ideologia religiosa fondamentalista che sogna la ricostruzione della grande Israele biblica e pratica il suprematismo ebraico. Questo tipo di sionismo non può che rifiutare la creazione dello Stato palestinese mentre distrugge dalle fondamenta la stessa democrazia di Israele. Non può infatti dirsi democratico uno Stato che occupa illegalmente territori e li colonizza, pratica apartheid e discriminazione istituzionalizzata dei suoi stessi cittadini arabi e proclama nella Basic Law del 2018 che Israele è lo Stato degli ebrei.
Solo la fine all’occupazione illegale dei territori e la creazione di uno Stato palestinese potranno salvare Israele e garantirne la sicurezza. Si dovrebbero dunque imporre a livello internazionale sanzioni nei suoi confronti interrompendo accordi commerciali e invio di armi, mentre, al tempo stesso, andrebbero maggiormente sostenuti i movimenti di opposizione interna contro l’attuale governo per la rifondazione di una reale democrazia basata sull’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini e l’abbandono di apartheid e politiche coloniali. Ciò comporta anche, secondo Anna Foa, la difficile sfida per la sinistra israeliana di ripensare criticamente l’evoluzione dello Stato-Nazione del popolo ebraico nella direzione del suo superamento in uno Stato post-sionista. Ma la tragicità del presente sfida profondamente anche le diaspore ebree europee e americane nel rileggere la Storia, le loro memorie, la memoria della Shoa e l’uso vittimistico che Israele ne ha fatto dalla sua fondazione e nel ripensare la stessa identità ebraica nel suo modo di rapportarsi al mondo.

