M.A.G.A. MAKE AMERICA GO AWAY
L’amministrazione Usa e il nuovo corso visti dal Canada
di Guido Mondino, imprenditore e scrittore, cittadino italo-canadese
Una mattina ti accorgi che il nuovo amministratore del fondo confinante con il tuo comincia a dare segni di squilibrio: a suo dire, il tuo terreno è frutto di un antico imbroglio catastale; la linea divisoria tra le due proprietà è mal tracciata; lo stagno che sta in mezzo, a cui le rispettive mandrie si abbeverano, gli appartiene interamente, così come il torrente che per un tratto scorre lungo il confine e mille altre pretestuose contestazioni. Improvvisamente capisci che costui vuole arraffare ciò che ti appartiene: acqua, pascoli, campi, raccolti, bestiame, mulini. È chiaro che i buoni vicini con i quali la tua famiglia per nove generazioni ha condiviso gioie e dolori, incluso il carretto per andare al mercato, hanno ceduto il terreno a un predatore. Due secoli di fiducia svaniscono per sempre, perlomeno finché il fondo limitrofo sarà amministrato da questo smargiasso, per giunta mal pettinato.
Inizialmente i discorsi di Trump sul Canada come 51mo stato americano hanno suscitato ilarità e scrollate di spalle. Lo scherzo però si è presto trasformato in arroganza: “I canadesi sarebbero più felici con gli Usa: meno tasse, maggior sicurezza, e parte della più grande potenza militare ed economica del mondo”. Torneremo su queste parole dell’inquilino della Casa Bianca. Infine, la minaccia: “Il Canada è un paese fasullo con frontiere artificiali, mal disegnate e senza senso”. Toh, ma non è quello che dice Putin dell’Ucraina? Nel volgere di un paio di giorni, noi canadesi siamo entrati in uno stato prebellico compattandoci come mai prima: dal Labrador allo Yukon, attraversando dieci Province raccolte fra tre oceani e sei fusi orari, la reazione è stata unanime: M.A.G.A – Make America Go Away!
Lo pensa ogni cittadino e lo intende ogni politico, al netto di partiti e ideologie, ben sapendo che a Washington le nostre risorse naturali (tra cui il 20 per cento delle riserve idriche mondiali) nonché il passaggio a Nord Ovest dell’Artico fanno gola. Sopruso, aggressività e violenza in Canada non trovano spazio, come non ne hanno estremismi politici, fascismo e pseudo populismo, siano essi di destra o di sinistra. Siamo uno Stato fondato sulla certezza del diritto, dove ogni cittadino vive libero, conscio della linea che separa i diritti personali da quelli altrui, in cui vige il “rispetto sociale” intorno al quale la vita della nazione è organizzata. Ci rammarichiamo che l’amico americano abbia tradito i valori comuni: ne prendiamo atto e voltiamo pagina. I media internazionali hanno a lungo parlato delle nostre iniziative di boicottaggio, individuali e collettive, nei confronti di prodotti e servizi Usa. Encomiabile, ma insufficiente.

Serviva un leader capace di intimare l’altolà alle farneticazioni del Bullo-in-Chief sulla nostra sovranità e lo abbiamo individuato in Mark Carney, ex Governatore della banca centrale del Canada (2008-2013) e d’Inghilterra (2013-2020). Gentile ed empatico, come nella migliore tradizione dei canadesi, Carney è in realtà un tenace gestore di crisi, un marcatore a uomo che sa farsi rispettare. Ravvivando l’orgoglio nazionale con un linguaggio liberale e un programma fatto di concretezza, Carney ha portato le genti (sì, al plurale, per via delle molte etnie e lingue che coabitano in questo paese) a serrare i ranghi: à la guerre comme à la guerre se necessario, sia essa commerciale o, speriamo di no, armata.
È impossibile spiegare come gli Usa oggi siano visti dal Canada senza parlare delle differenze tra le due nazioni (vedi riquadro). Identificare un popolo con la sua classe politica, o leader, è sempre pericoloso e ingiusto. Agli americani dobbiamo gratitudine per tutto ciò che hanno inventato e offerto al mondo nel XX secolo, ma le nostre dissomiglianze culturali e sociali, con il Trump 2.0, si sono acuite fino a diventare vere e proprie fratture.
Due nazioni agli antipodi. Eppure, per secoli la convivenza ha funzionato a meraviglia. E qui torniamo alle parole di Trump. Minori tasse alletterebbero chiunque, ma il nostro modello sociale ne uscirebbe triturato. Sulla sicurezza rinviamo al riquadro. Per il benessere sarà sufficiente un dato: mediamente il costo della vita in Canada assorbe il 69.1 per cento del reddito, mentre negli Usa il 62.6. Dunque vi è maggior benessere a Sud del confine, vero! Ma se quel 7 per cento di differenza porta pace sociale, sicurezza e il beneficio di una sanità pubblica funzionante, quale canadese farebbe a cambio? Miliardari e grandi evasori fiscali, ossia coloro che da tassazioni più favorevoli trarrebbero beneficio, in Canada si contano sulla punta delle dita.
L’Imbonitore-in-Chief spreca fiato, dimenticando che, se si andasse alle urne per le presidenziali americane come 51mo Stato, l’87 per cento dei canadesi (poco importa se liberali o conservatori) voterebbe per il Partito democratico. Lo indica un recente sondaggio Ipsos: sono 24 milioni di schede contro The Donald, mica noccioline! Si potrebbe obiettare che a quel punto negli Usa non ci sarebbero più libere elezioni perché Trump avrebbe instaurato una dittatura. Ma tant’è.
In Canada non ci fidiamo di un presidente americano che a ogni passo viola la Costituzione esautorando il Congresso, che governa a colpi di decreti esecutivi in nome della sicurezza nazionale, pretestuosamente invocando leggi totalmente estranee ai problemi da affrontare. Dunque ci prepariamo al peggio.
Make America Go Away significa innanzitutto modificare l’economia come se il mercato americano non esistesse più, sganciandosi da un sistema pressocché monolitico profondamente integrato con gli Usa. I danni causati dai dazi sono evidenti, e già se ne risente a livello occupazionale. Trovare nuovi mercati di sbocco in India, Oriente e Oceania, oltreché doveroso, è un processo in atto. Grazie all’impeccabile reputazione di cui Carney gode nell’Ue, molto si punta su Bruxelles. Di entrare a far parte della Ue si parla sui media e nei corridoi di Parliament Hill: un sogno con mille difficoltà, certo, ma non impossibile.
Urge poi ristrutturare la difesa. Considerando l’inaffidabilità e imprevedibilità dell’ex alleato, ci prepariamo anche su quel fronte. L’invasione militare è un’opzione possibile, anche se improbabile per una serie di fattori, dei quali basta citare due: con il debito pubblico attuale pari al 32.7 per cento del Pil mondiale, agli Usa risulterebbe arduo finanziare un’operazione militare speciale in stile Cremlino; e poi, 8.891 km di frontiere sono difficili da gestire per qualsiasi esercito. Carney propone un programma per sostituire il desueto sistema di difesa congiunto con gli Usa (Norad) per adeguare il budget alle necessità di spesa Nato e per difendere 243.000 chilometri di coste, di cui 162.000 artiche. Nella tundra vi sono immense risorse minerarie (incluse le terre rare), argomento che sicuramente causerà ulteriori dispute con Washington. Senza dimenticare che quasi ogni americano è armato: il rischio di una guerra civile negli Usa da qui lo vediamo: una “contaminazione” da questa parte della frontiera è sempre possibile.
Al “drill-baby-drill” (perfora a volontà) Carney risponde con un “build-baby-build”, un piano per costruire mezzo milione di abitazioni all’anno con incentivi ai costruttori (settore privato) e con facilitazioni fiscali per i compratori della prima casa. Effetto collaterale: gli Usa, che importano dal Canada il 30 per cento del materiale per il settore abitativo, andranno “corti”, oltre a dover salutare i relativi dazi imposti da Trump sul legno.
In sintesi, l’attuale amministrazione americana è percepita in Canada come “una banda di irrecuperabili scappati da casa”. Perlomeno finché vigerà il trumpismo, con The Donald o, peggio, con J.D. Vance. Alla regressione verso un autoritarismo da XIX secolo da parte degli Stati Uniti, la prima risposta canadese è stata quella di creare un fronte popolare anti-trumpiano, cioè anti-populista, capace di ricongiungere valori democratici e difesa dell’identità e dell’interesse nazionale. Alle mascalzonate di cui Trump è campione ora noi opponiamo la saggezza e la razionalità di un paese moderato, capace di ascoltare, ma anche in grado di rispondere per le rime. Altre democrazie cercansi: qualcuno vuole unirsi a noi?
USA E CANADA: COSÌ VICINI E COSÌ LONTANI
Eredi di una riuscita fusione storica tra l’illuminismo francese e il pragmatismo inglese, i canadesi si sentono figli dell’Europa a cui sono tutt’oggi molto legati. Infatti, invece di andare a Mar-a-Lago a pietire la benevolenza di The Donald (o a baciargli il fondo schiena, come simpaticamente si è espresso lui), per prima cosa Carney è volato a Parigi, schierando il paese con l’Europa dei volenterosi a sostegno dell’Ucraina. All’opposto, gli statunitensi rifiutano ogni legame ereditario in quanto figli della ribellione. Mentre in Canada vige un modello sociale basato su rispetto e tolleranza, da perfetto interprete del mai sopito spirito del “far west”, Trump esaspera l’anima rissosa e prepotente dell’America, quella per cui mostrare i muscoli sta al centro della convivenza sociale e politica.
Razzismo, migranti respinti o deportati in catene, negli Usa sono cronaca ordinaria mentre in Canada accoglienza, integrazione e rifiuto del razzismo vengono insegnati nelle scuole elementari. Tanto per dire, Mary Simon, l’attuale Governatore generale della Corona britannica, cioè il Capo dello Stato, è di famiglia Inuit (nativi dell’Artico). Per noi canadesi l’incitazione all’odio è reato perseguito penalmente; per la Casa Bianca, è diventata una bandiera. Mentre negli Usa libertà di pensiero e parola, indipendenza dei media, autonomia didattica delle università, rispetto verso magistratura e tribunali sono valori traballanti, per noi canadesi sono fondamenta sacre. Gli Stati Uniti sono usciti dagli accordi di Parigi: mentre Trump inneggia al “drill, baby drill”, respingendo transizione energetica ed emergenza climatica, in Canada natura e ambiente sono un patrimonio da salvaguardare e, quindi, al centro del programma di ogni partito politico. Con la sanità pubblica e centinaia di servizi sociali garantiti, il Canada ha costruito una pax sociale (imperfetta come ogni umana cosa, ma funzionante), mentre negli Usa un sistema sanitario gratuito ed esteso a tutti è un sogno in technicolor. Per di più, Trump ha ristretto la ricerca scientifica del Cdc (Centro controllo e prevenzione malattie), incluso lo scambio dei dati, due attività che sono state fondamentali per sconfiggere il Covid. In America la detenzione di armi da fuoco è protetta dalla costituzione; in Canada la legge le proibisce. Washington ha fatto del caso fentanyl un pretesto per imporci dazi, ma meno dell’1 per cento di tale droga entra negli Usa dal confine canadese. Invece il 100 per cento delle armi illegalmente importate in Canada provengono dagli Usa, dove i “mass shooting” (sparatorie di massa) nell’ultimo lustro sono stati 600 all’anno (sissignori, quasi 2 al giorno!). In Canada, grazie alla pax sociale, il crimine è limitato a episodi sporadici e solo in talune aree metropolitane e, di sicuro, i ragazzi non rischiano di essere mitragliati a scuola.



