Ai nastri di partenza
OLIMPIADI: UN’OCCASIONE DA NON PERDERE
Intervista a Sergio D’Antoni, presidente del Coni Sicilia
I risultati da difendere e quelli da conquistare, il ruolo della politica, il senso dello sport e molto altro
a cura di Carlo Gnetti* e Barbara Pierro**
Dal 26 luglio all’11 agosto 2024 si tengono a Parigi i giochi della XXXIII Olimpiade, a cento anni esatti dall’ultima volta che la città ha ospitato l’evento. Da sempre le Olimpiadi costituiscono un’occasione per mettere in mostra i progressi sportivi ma anche culturali e organizzativi dei paesi ospitanti, per esibire le eccellenze sportive, per migliorare i record e per spostare in alto l’asticella delle prestazioni, tra l’altro avvicinando quelle femminili e quelle maschili, quelle dei “normodotati” e quelle dei disabili.
Quali sono le aspettative, le speranze, i timori, i significati sportivi e quelli di carattere politico legati a questo evento, tenuto conto di uno scenario mondiale tutt’altro che sereno e in continua evoluzione? Abbiamo rivolto questa impegnativa domanda a Sergio D’Antoni, presidente del Coni Sicilia dal giugno 2014 dopo avere ricoperto l’incarico di segretario generale della Cisl dal 1991 al 2000, e in seguito al suo ingresso in politica quelli di segretario di Democrazia europea (dal 2001 al 2002), di viceministro dello Sviluppo economico (dal 2006 al 2008) e di deputato della Repubblica (dal 2004 al 2013).
D’ANTONI Intanto voglio esprimere un rammarico di fondo: che queste Olimpiadi si tengano a Parigi invece che a Roma. Purtroppo ci abbiamo rinunciato per incapacità e insipienza dell’amministrazione di Roma al momento in cui si trattò di decidere la città ospitante. Era la grande occasione per un rilancio, considerata anche la condizione degli impianti sportivi a Roma. Ma ahimè l’abbiamo persa, quindi concentriamoci su Parigi. Le aspettative sono notevoli, anche perché veniamo da un quadriennio molto significativo. A Tokyo abbiamo vinto 40 medaglie e da allora lo sport italiano ha ottenuto risultati senza precedenti. Il dato più rilevante è che noi le medaglie le prendiamo in tante discipline (a Tokyo in ben 19 discipline), cosa che non avviene negli altri paesi dove magari un solo campione è capace di vincere 5 medaglie ma non si ottengono risultati in altre discipline. Quindi ci aspettiamo di andare oltre le 40 medaglie di Tokyo. Come in tutti gli eventi sportivi, nessuno può fare previsioni a priori, però l’attesa è quella, nasconderlo sarebbe sciocco.
TEMPO LIBERO Eppure la condizione degli impianti sportivi, non solo a Roma, e in generale la cultura dello sport in Italia non sembrano avere fat- to passi avanti significativi…
D’ANTONI In effetti viviamo una specie di paradosso: se confrontiamo la condizione degli impianti in Italia, che sono sotto la media europea, se confrontiamo il dato relativo alla sedentarietà, che è nettamente sopra la media europea, se confrontiamo le condizioni demografiche – sappiamo tutti che in questi anni abbiamo perso una generazione di giovani –, se confrontiamo i livelli di povertà – in ogni caso fare sport costa e quindi c’è un elemento di privazione che riguarda milioni di persone –, ebbene, tutto questo considerato, essere la terza/quarta potenza del mondo per risultati sportivi – perché questo dice il ranking mondiale – è un risultato eccezionale, che consideriamo un elemento fondamentale per proseguire e per migliorare.
TEMPO LIBERO Come si spiega questo paradosso?
D’ANTONI Di certo tutto questo non è frutto di un miracolo, ma di un modello che funziona e che va difeso: un modello basato sull’associazionismo, sulle società, su tecnici bravi, sulla capacità di diffondersi sia a livello territoriale sia a livello di singole federazioni, di singoli enti di promozione sportiva e di singole discipline associate, e soprattutto sull’autonomia e sulla capacità di autoregolarsi. Noi riusciamo ad avere risultati in tante discipline perché abbiamo questo modello che ci invidia il mondo e che dobbiamo essere capaci di portare avanti e di tutelare dai colpi che ci dà la politica. Se la politica vuole metterci le mani e vuole comandare nello sport finisce per fare danni al di là delle intenzioni, perché non rispetta l’elemento fondamentale che è appunto l’autonomia.
TEMPO LIBERO Gli atleti russi e bielorussi ammessi sotto bandiera neutrale non potranno partecipare alla tradizionale sfilata durante la cerimonia inaugurale del 26 luglio, e in quella delle Paralimpiadi del 28 agosto. Inoltre il Comitato olimpico internazionale (Cio) si è riservato di decidere se gli atleti russi e bielorussi potranno essere pre- senti alla cerimonia di chiusura dell’11 agosto. È una scelta giusta? E quale impatto potrà avere sul- la manifestazione?
D’ANTONI Senza dubbio l’impatto è forte, perché un grande paese come la Russia ha possibilità di esprimere atleti di alto livello. Ma è anche vero che la decisione del Cio corrisponde a un atteggiamento che io credo sia dovuto, quando c’è un paese invasore e un paese invaso. Altrimenti rischieremmo di avere condizioni in cui lo sport viene strumentalizzato. Lo sport va tenuto in alta considerazione e vanno rispettati i di- ritti, a partire dal diritto internazionale.
TEMPO LIBERO Il Cio ha ribadito di recente che Israele ha tutti i diritti di partecipare ai Giochi. Nel frattempo però la situazione politica in Israele e a Gaza è divenuta estremamente drammatica. Con il pensiero che corre inevitabilmente alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e all’attacco terroristico contro gli atleti israeliani, che riflessi potrà avere la guerra in corso a Gaza su queste Olimpiadi?
D’ANTONI Purtroppo anche qui siamo in una situazione particolare. Tutto è iniziato il 7 ottobre con l’attacco di Hamas di cui Israele è stato vittima. Quindi il Cio fa benissimo a rispettare la presenza di Israele in quanto vittima. Però c’è da tenere conto del clima che si è creato e della reazione successiva del governo israeliano – sottolineo: non del popolo israeliano –, con tutto quello che sta comportando. Se il governo israeliano eccede nella risposta colpendo civili noi dobbiamo puntare al negoziato, alla pace, all’obiettivo “due popoli due stati” e dobbiamo fare di tutto perché finalmente si esca da questa situazione. Il presupposto è che ciascuno dei due popoli riconosca l’altro. Finora Hamas non ha riconosciuto Israele. Ma anche il governo israeliano deve riconoscere il popolo e lo Stato palestinese, e non tutte forze del governo israeliano sono favorevoli. Questo è il lavoro vero che de- vono fare le grandi diplomazie. Lo sport, per quello che può, deve far rispettare i principi fon- damentali. In questo caso il principio è che Israele come popolo si è comportato bene e que- sto vale anche sul piano sportivo.
TEMPO LIBERO Tenere la politica lontana dal- lo sport è forse illusorio. Tuttavia ritieni che lo sport possa avere una funzione positiva sul riavvi- cinamento dei popoli e sullo spirito di fratellanza e di solidarietà globale?
D’ANTONI L’ha sempre avuta. Questa è la sua storia e deve continuare ad averla. Lo sport unisce, è inclusivo per definizione. Nello sport si vince e si perde, ma se ci riflettiamo alla fine nessuno vince e nessuno perde. Perché, come diceva qualcuno più illustre di me, anche chi perde impara a vincere la prossima volta. Senza ricorrere ai massimi sistemi lo sport, sebbene sottovalutato in questo senso, costituisce un elemento sociale di riscatto. Io vengo da una regio- ne, la Sicilia, che sia sul piano economico sia su quello sociale, per non parlare degli impianti sportivi, è in grande sofferenza. Eppure lo sport riesce a fare quello che non si riesce a fare in tanti altri settori. Cito una frase del procuratore della Repubblica di Palermo che in un recente incontro ci ha detto: “Lo sport è cultura, in Sicilia toglie le persone dalla strada, quindi è il vero modo per lottare contro la mafia”. Questa è la grande funzione dello sport, e la politica deve saperla riconoscere. Se ha inventato uno strumento come il Coni, un ente pubblico, un modello che nel suo seno ha tutto e funziona, se lo rispetta la politica lavora per il bene del paese. Se non lo rispetta finisce per fare danno allo sport e a se stessa. Questo vale per il Cio per la parte inter- nazionale, e vale per il Coni per la nostra parte, contro le manipolazioni e le strumentalizzazioni politiche esterne.
TEMPO LIBERO Sempre a proposito di sport e spirito solidale, le Paralimpiadi hanno conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi decenni, con risultati sempre migliori e una partecipazione cre- scente da parte del pubblico e degli atleti di tutto il mondo. Che bilancio si può fare al riguardo e, so- prattutto, quali sono le prospettive future?
D’ANTONI Il bilancio è estremamente positivo, proprio per quello che è già detto nella domanda. Abbiamo avuto anni di grande valorizzazione e affermazione. Lo sport paraolimpico non è più il fratello minore: è il fratello, punto. Anche qui con elementi di inclusione che erano inimmaginabili, e che in molti casi sono stati in grado di restituire alla vita. Il futuro è dunque positivo: può soltanto ampliare, determinare ulteriori elementi di inclusione. Certo: bisogna aiutare tanto le famiglie. C’è bisogno di sostegni anche economici in molte zone del paese. Ma dobbiamo capire che questo serve all’inclusione, perché quello che fai nello sport te lo porti dietro nella vita, nello studio, nel lavoro, in tutto. È dimostrato che con lo sport c’è meno abbandono scolastico, che chi fa sport rende di più, impara le regole nella vita, quindi è più rispettoso della legalità. Se posso personalizzare, io ho avuto una vita da sindacali- sta e una da politico. Nella mia terza vita mi so- no innamorato dello sport perché qui ho ritrova- to le spinte delle prime due e le ho migliorate.
TEMPO LIBERO Al netto dell’uso del doping, la cui ombra è sempre stata presente alle Olimpiadi alimentando i sospetti sulle federazioni sportive di alcuni paesi e su molti risultati eccezionali poi ri- velatisi fasulli, e considerando questo evento in prospettiva storica, quali segni lasceranno nella memoria collettiva le prossime Olimpiadi?
D’ANTONI Lo sport è vita ed è un modo per esportare principi, valori. A Parigi, secondo la nostra tradizione, avremo quella che chiamiamo Casa Italia, il riferimento per tutti gli atleti italiani, e anche il luogo giusto per rilanciare elementi di cultura, di enogastronomia, di costume italiani. Perché lo sport diventa lo strumento di un paese, delle sue qualità, e le Olimpiadi sono un’occasione unica per misurarsi con il mondo intero. I precedenti negativi, come il doping, sono abbastanza sotto controllo perché ormai le normative sono rigide e molto efficaci. Nel complesso le Olimpiadi sono la grande occasione perché il paese dimostri tutte le sue qualità, sportive e non. Il fatto che Mattarella sarà presente alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi a Parigi e poi a Casa Italia a inaugurare la nostra immagine nel mondo, ecco, credo che questa sia la vera grande garanzia per l’Italia tutta.


* Direttore di “Tempo Libero” e della testata online “Fitel Emilia-Romagna” ; ** Direttivo Fitel Nazionale, Cultura e comunicazione
INTERVISTA PUBBLICATA SU Tempo Libero – Aprile/Maggio/Giugno 2024 – n. 137
https://fitel.it/tempo-libero-rivista-di-cultura-sport-turismo-sociale-e-servizi-al-tempo-libero-trimestrale-fitel-aprile-giugno-2024-n-137


