RACCONTARE LA COMPLESSITÀ
La scrittrice Rosella Postorino indaga l’ambiguità della condizione umana, la dimensione individuale della storia e i traumi dello sradicamento
a cura di Barbara Pierro, Presidenza Fitel nazionale, Coordinamento donne Fitel
Ci sono scrittrici e scrittori che sanno raccontare storie, e altri che riescono a farcele anche “abitare”. Rosella Postorino appartiene a questa seconda categoria.
Tra le più significative protagoniste della narrativa italiana, Postorino ha conquistato pubblico e critica, distinguendosi per la capacità di coniugare ricerca storica e profondità psicologica, riflessione civile e intensità emotiva; e dando voce a personaggi complessi, profondamente umani proprio in virtù di tale complessità. Grazie a una naturale fluidità narrativa anche in costruzioni articolate i suoi romanzi sono di grande impatto, ed esplorano il rapporto tra dimensione individuale e grandi eventi della Storia, tra micro e macro storia, laddove la storia e l’impegno civile si fanno questione privata e viceversa.
Il grande successo di Le assaggiatrici (Feltrinelli 2018), vincitore del Premio Campiello 2018 e di molti altri premi, tradotto in oltre trenta lingue e portato di recente sul grande schermo da Silvio Soldini, consacra la scrittrice a livello internazionale, e porta all’attenzione una pagina poco nota della storia europea; così come il successivo pluripremiato Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli 2023), finalista al Premio Strega nel 2023. Il primo è ambientato durante la seconda guerra mondiale e ha come protagoniste una delle donne costrette ad assaggiare il cibo di Hitler per scongiurare avvelenamenti e le sue compagne di costrizione; il secondo narra le vicende di quattro bambini bosniaci orfani o ritenuti tali, che durante la guerra nei Balcani sono costretti a lasciare il proprio paese e i propri cari per essere portati in Italia con una missione umanitaria.
Nata a Reggio Calabria nel 1978 e cresciuta in Liguria, Postorino è romana d’adozione. Esordisce nel 2007 con La stanza di sopra (Neri Pozza 2007, Feltrinelli 2018; Premio Rapallo Opera Prima), cui seguono romanzi di successo come L’estate che perdemmo Dio (Einaudi 2009, Feltrinelli 2021; Premio Benedetto Croce e Premio speciale Cesare de Lollis), Il mare in salita (Laterza 2011), Il corpo docile (Einaudi 2013; Premio Penne) e i libri per ragazzi Tutti giù per aria (Salani 2019), Io, mio padre e le formiche (Salani 2022), Piangiolina (Feltrinelli 2024) e Un fratellino (Salani 2025, Premio Campiello junior).
Il suo ultimo libro, Nei nervi e nel cuore. Memoriale per il presente (Solferino 2024), è un diario pubblico nel quale la questione privata che si fa Storia è questa volta quella dell’autrice stessa, quella di una donna nata negli anni settanta, delle lotte per una società migliore, del femminismo come diffusa pratica politica, delle battaglie per i diritti. In un continuo scambio tra narrazione personale e collettiva, indaga le ambiguità della famiglia, le aspirazioni e le difficoltà delle donne, la vulnerabilità dei corpi, le ingiustizie, i dilemmi etici della contemporaneità, e la fede assoluta nella letteratura.
La prima domanda che le rivolgiamo riguarda la pace, tema prescelto per il Premio giuria dell’edizione di quest’anno del concorso nazionale per racconti inediti promosso dalla Fitel “Storie inaspettate”, di cui Rosella Postorino è madrina.
TEMPO LIBERO Rosella, partiamo dai tuoi maggiori successi, Le assaggiatrici e Mi limitavo ad amare te. Entrambi i volumi prendono spunto da fatti storici realmente accaduti ma sconosciuti ai più: cosa raccontano della guerra questi sguardi inusuali, questi episodi apparentemente secondari? E come sei entrata in contatto con le vicende che hanno fornito l’innesco narrativo dei tuoi romanzi?
POSTORINO Più che raccontare qualcosa della guerra, raccontano nelle mie intenzioni qualcosa della condizione umana. Nel caso de Le assaggiatrici, la possibilità di diventare complici perché si è vittime. A me interessa quel confine, che riguarda tutti e in ogni epoca: non sempre abbiamo scelta, ma in certi contesti non scegliere significa colludere con il male, per inerzia, o per quell’incapacità di vedere fino in fondo le conseguenze delle nostre azioni. Rosa non è nazista, le SS la obbligano a verificare, assieme ad altre donne, che il cibo destinato a Hitler non sia avvelenato, ma così lei diventa parte dell’ingranaggio nazista. Nel caso di Mi limitavo ad amare te, i bambini di Sarajevo che sono stati portati in Italia per essere salvati dalle bombe, e che però non sono più ritornati in Bosnia nemmeno dopo la guerra, hanno senza dubbio ricevuto del bene, ma quest’azione umanitaria ha implicato per loro così tante perdite – la lingua, la casa, l’identità, ma soprattutto gli affetti – che l’hanno paradossalmente ricevuta anche come male. Ho parlato con alcuni di loro, e mi hanno detto che si sono sentiti espropriati, derubati. I fatti umani sono complessi, sono molto meno lineari di quanto si tenda a credere e a me interessa proprio quella complessità. In entrambi i casi ho conosciuto le storie vere cui i romanzi sono ispirati leggendo il giornale….
TEMPO LIBERO Che funzione ha la letteratura oggi nel raccontare la complessità del nostro tempo? Pensi sia importante che gli scrittori facciano emergere tematiche politico-sociali?
POSTORINO La letteratura non ha nessuna funzione pratica, la letteratura è un bisogno umano come la preghiera, la cui efficacia è assolutamente non dimostrabile. La letteratura non ha scopi pedagogici, gli scrittori scrivono perché ne hanno bisogno, perché gli esseri umani hanno da sempre il bisogno di inventare, raccontare, ascoltare storie per sopravvivere o per provare a decifrare il mondo, per illudersi di creare un ordine laddove l’ordine è costitutivamente impossibile. Penso semplicemente che gli scrittori debbano concentrarsi su ciò che li ossessiona, cercando di costruire opere formalmente, cioè strutturalmente e linguisticamente, interessanti e che hanno fede nella letteratura..
TEMPO LIBERO I tuoi scritti presentano con onestà rara una gamma ampia, profonda, articolata del sentimento amoroso, con tutte le sue contraddittorietà e chiaroscuri. In particolare è forte l’ambivalenza dell’amore materno: i tuoi testi sono pieni di maternità, di madri, di figli che osservano le madri, che le vivono, le percepiscono e le narrano dal loro punto di vista… Presentano in modo straziante la poliedricità di essere madre (o di non esserlo) e di essere figlio. Da dove nasce questa tua sensibilità così intensa?
POSTORINO La risposta più sincera è: non lo so. Gli scrittori non sanno perché si interessano a certe storie e non ad altre, o meglio: provano magari a dedurlo a posteriori, ma è un gesto autointerpretativo che il mondo richiede ma che per lo scrittore è secondario. Tutti noi siamo figli, potrei dirti. Madri o padri o mariti o mogli non è detto che lo diventeremo. Ma figli lo siamo per forza, è la condizione necessaria per essere nati, per essere vivi. Ogni nascita è uno strappo, uno sradicamento, perché per respirare nel mondo noi dobbiamo essere separati da un corpo in cui eravamo vivi ma non eravamo nella vita, o non eravamo ancora noi. Eravamo invisibili eppure esistevamo. Già su questo si potrebbe discutere per secoli. Per me questa cosa ha un fascino inesauribile. Le prime relazioni che abbiamo sono quelle familiari e influenzano il modo in cui entreremo in tutte le altre relazioni, per questo molti romanzi raccontano di famiglia. Lo fanno anche i miei.
TEMPO LIBERO Hai fatto un’esperienza diretta di volontariato in carcere con l’associazione “A Roma insieme” che lavora con i bambini detenuti insieme alle madri a Rebibbia, esperienza che ha ispirato Il corpo docile: secondo te che ruolo possono e devono avere oggi il volontariato e il Terzo settore in generale?
POSTORINO Credo siate voi i più titolati a rispondere a questa domanda: io sono una scrittrice, racconto storie. Che poi nella mia vita abbia avuto o abbia bisogno di entrare in contatto con chi ha meno privilegi di me è un tema personale. Io credo nella possibilità di riparare, cioè di avere con l’altro un legame non biologico che può però avere un ruolo di cura. Nessuno ha chiesto di nascere, chiunque l’ha subito come una decisione altrui. Quello che possiamo fare è assumerci la responsabilità del dolore altrui, farcene carico, cercando di lenirlo. È il gesto politico per eccellenza, ai miei occhi.
TEMPO LIBERO I tuoi libri hanno vinto molti premi letterari: la partecipazione ai concorsi letterari è utile e/o importante per scrittrici e scrittori? E per i non addetti ai lavori, come nel caso del concorso per racconti “Storie inaspettate” di Fitel? Che consigli ti senti di dare a chi vuole misurarsi con la scrittura? E ai giovani che ci si avvicinano?
POSTORINO Chiunque sia un autore inedito è considerato “non addetto ai lavori”, ma magari è uno scrittore, o meglio ha le caratteristiche per diventarlo, ossia per pubblicare ed essere letto. Partecipare ai concorsi letterari può essere un buon modo per farsi leggere, per farsi notare. In Italia esiste un importantissimo premio letterario per autori inediti, tutti gli editori lo seguono con attenzione, perché è certo che da quella dozzina usciranno nuovi autori, non solo il vincitore, ma anche altri. È il Premio Calvino e nel mio lavoro più che ventennale di editor ho scoperto molti esordienti perché avevano partecipato a questo premio. Credo che la vostra iniziativa sia lodevole e spero che possa crescere sempre di più.
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L’intervista a Rosella Postorino è stata pubblicata nel n. 145 della rivista Fitel “Tempo Libero”.
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