A cura di Carlo Gnetti* e Barbara Pierro** . * Giornalista e saggista, direttore di “Tempo Libero” e della testata online “Fitel Emilia-Romagna”; ** Direttivo Fitel nazionale, Coordinamento donne Fitel
Non si spegne l’eco del IX concorso nazionale “Storie Inaspettate” per racconti inediti e per non professionisti, organizzato annualmente dalla Fitel e conclusosi con la premiazione a Roma lo scorso 21 giugno; un concorso orgogliosamente gratuito e con premi non indifferenti, che vuole offrire uno stimolo e un’opportunità agli appassionati che si dedicano alla scrittura nel loro tempo libero. E prima di rilanciare il prossimo concorso, il X, che andrà adeguatamente festeggiato, ecco di seguito la voce dei vincitori dell’edizione di quest’anno che abbiamo intervistato. Ci siamo soffermati sulle motivazioni che spingono a scrivere questi concorrenti tutti rigorosamente non professionisti, ma anche su alcune risposte particolari che servono ad arricchire il bagaglio dei concorrenti e degli organizzatori, oltre a lanciare un segnale a tutti coloro che vogliono misurarsi con la scrittura e con la lettura, qualunque sia l’argomento trattato.
“Per me – esordisce Antonella Grassi, insegnante di Italiano L2 a persone migranti – la scrittura rappresenta l’autenticità. Il luogo magico dove posso essere me stessa, senza freni, senza timore del giudizio. Il giudizio c’è, certo, ma è a posteriori: tu ti esprimi e gli altri, dopo, si fanno un’idea su di te, su quel che hai scritto. Questo tipo di giudizio fa parte del ‘gioco’, è sano; esiste invece un giudizio interiore (spesso introiettato a seguito di educazione, esperienze ecc.) che è castrante, coincide con la paura di essere davvero se stessi, e credo che questo sia lo scoglio maggiore con cui tutti – e in misura maggiore chi scrive o svolge attività creative – dobbiamo confrontarci. Io ci ho messo un bel po’ a venire a capo di questa faccenda, ma come si dice… meglio tardi che mai”!
“Scrivere, per me, significa dare forma a storie che possono parlare a tutti – gli dà man forte Sandra Puccini, ghost writer ed editor –. È un modo per moltiplicare i punti di vista, per far vivere molte vite in una”. E aggiunge: “Questo concorso porta avanti valori etici e culturali tutt’altro che scontati, e lo fa con rispetto, coerenza e qualità”.
Scrive Gianluca Melis, il quale si occupa di Sistemi informativi per la sua azienda, la Conad, e che è stato informato del concorso dal suo Cral, affiliato a Fitel Emilia-Romagna: “I concorsi organizzati dalle associazioni sono sicuramente più interessanti di quelli organizzati dalle case editrice, in cui spesso dietro c’è l’interesse delle case a trovare autori disposti ad acquistare l’antologia in numerose copie oppure a pubblicare le proprie opere a pagamento”. “Ho visto che nelle edizioni passate – aggiunge – avete pubblicato sul sito i racconti con le motivazioni della giuria. È un’ottima cosa perché ci permette poi di condividerlo con gli amici, però se ne faceste anche una versione cartacea in un formato molto semplice e a basso prezzo, potrebbe essere molto apprezzata dai vincitori”. Quanto alle sue motivazioni: “È un’attività che mi piace, mi distrae e mi sfida, perché al di là di un’ispirazione iniziale che è l’idea di cosa si vuole raccontare, poi sono necessari molto lavoro, tempo e dedizione per fare un racconto bello, chiaro e coinvolgente”. “A volte penso che scrivere sia una droga al contrario, io non inseguo il breve piacere, l’ebbrezza di quando finalmente dopo una giornata intera riesco a buttar giù una paginetta, io ricordo solo…”, riflette a ruota libera la dipendente statale Flaminia Chizzola, la quale aggiunge: “Non so se è un ricordo che mi dice non scrivere, non farlo, non ci provare, tempo perso, guarda poi quelli che arrivano, non conosci il mondo, non hai follower, non hai neppure facebook che adesso non va più facebook adesso va instagram, tik tok o un’altra cosa che tu ignori perché non sei nel mondo, tu eri vecchia già a vent’anni figuriamoci a quaranta e potrei andare avanti così all’infinito”. “Ma alla fine è sempre lei a parlare – la scrittura è la paura, è uccidere quel dipendente statale che chiunque c’ha dentro e gli dice fine mese busta paga, ma bisogna scaraventare via la scrivania, il computer, i buoni pasto e prendersi un tavolino, carta e penna, io ci provo, e sapere che non c’è glovo che ti consegna un racconto, un’idea, che devi cercare dentro e fuori di te, e devi rimanere, aspettare, studiare, ascoltare, non imbrogliare, amare, e non avere orari e trascinarti fuori dal letto se non lo faccio ora non lo farò mai più e pensare a quella frase a quel racconto come il figlio mai nato della fallaci e dire a te stessa che è questione di vita o di morte, che se non lo fai quel figlio mai nato sei tu”.
Scrive la correttrice di bozze e redattrice Laura Rossi, che nell’adolescenza si è cimentata con diverse poesie e alcuni racconti, premiati o segnalati: “Conservo in soffitta tutti gli attestati e ricordo con piacere l’emozione di imbucare per lettera le mie parole e di ricevere poi la conferma che dalle mie mani, e soprattutto dal mio animo inquieto, era nato qualcosa di buono. La mia prima sostenitrice era mia madre: non le davo il permesso di leggere ciò che scrivevo, ma lei lavorava in posta e sapeva in anteprima se inviavo io qualcosa oppure se arrivavano le risposte da parte dei concorsi. Inutile dire che gioiva (anche più di me) di ogni successo di sua figlia, che stava diventando donna. Quando mia madre è morta, ho smesso di scrivere.” “Ma la parola scritta, come un fiume carsico, è sempre stata il mio mezzo di espressione – conclude Laura –. Nel 2023 ho chiuso un altro capitolo importante della mia vita, e inaspettatamente si è riaperta la porta della scrittura. Sono passati tanti anni dai miei primi esperimenti letterari, ma ogni volta che creo un nuovo file word, torno adolescente con la busta pronta e la penna in mano”.
Inventare storie è qualcosa che accompagna da sempre, fin dai suoi primi ricordi, la graphic designer Erica Carol Tortora: “Da bambina – spiega – creavo racconti per mio fratello, per intrattenerlo durante i nostri lunghi pomeriggi di gioco. Ricordo con nitidezza come gli lasciassi scegliere i personaggi e l’ambientazione che preferiva. Io prendevo quegli elementi e li intrecciavo in storie ogni giorno diverse per fargli vivere sempre una nuova avventura”. “Ho imparato a scrivere presto – continua la sua storia Erica – e a sette anni ho buttato giù il mio primo racconto su un block notes trovato in un uovo di Pasqua. Parlava di un piccolo tonno che aveva perso sua madre durante una mattanza e cercava di cavarsela da solo nella vastità del mondo. Lo lessi in classe. La maestra, colpita, mi chiese di trascriverlo su un foglio e di arricchirlo con un disegno del tonno e delle sue avventure. Credo lo volesse appendere in aula, ma ero così timida che mi vergognai e non lo feci”. “Scrivere per me – conclude – è generare vita, è una necessità che nasce dalle viscere e dall’anima, un pensiero fisso che si instaura nella testa, dove la mente intreccia le parole fino a dargli forma e corpo. La trascrizione di questa necessità è una storia, un’entità. Scrivere è come mettere al mondo una creatura: amarla, nutrirla, darle tutto ciò che hai. Il coraggio che mi è mancato fino ad ora è stato sempre quello di capire quando era il momento di lasciare che le mie creature si staccassero dal grembo. Bisogna capire quando le nostre storie sono mature abbastanza da essere lasciate andare. Senza avere la pretesa che vengano accettate o comprese da tutti, ma semplicemente con la consapevolezza che meritano di esistere nel mondo. Penso che ciò che nasce dalla nostra penna abbia già in sé il diritto di essere, vivere e forse anche morire”. Sulla stessa falsariga è il discorso di Federica Castaldi, laureata in Scenografia e Scienze dello spettacolo e della Produzione multimediale, che sta cercando un impiego nel settore: “Scrivere, per me, è un atto personale, quasi egoistico. Scrivo quando ne avverto l’urgenza, non per abitudine. È il mio modo per dare voce a ciò che ho dentro, soprattutto perché sono una persona estremamente riservata. Non solo, scrivo anche quando sento il bisogno di raccontare qualcosa di importante, qualcosa che potrebbe toccare il cuore anche solo di una persona. Nonostante la mia riservatezza, la scrittura è il mezzo di espressione con cui preferisco esprimermi e di cui mi vergogno meno. Anche se, a dire il vero, vorrei arrivare al punto di non vergognarmene affatto. È un percorso di crescita personale che sto affrontando per imparare a credere più in me stessa. Penso che la chiave sia proprio nella fiducia in sé e nella legittimità delle proprie emozioni”.
Martina Bascetta lavora come funzionaria della Regione Siciliana presso il Centro per l’impiego della sua città. Trattandosi di un lavoro a carattere amministrativo, tra l’altro, redige note di vario genere: nulla a che fare con la scrittura creativa. Tuttavia scrivere è una passione sin dalla tenera età che l’ha accompagnata in ogni fase della sua vita, nei momenti più belli e in quelli più travagliati. “Scrivere è il mio porto sicuro – spiega –: il luogo in cui posso esser me stessa e chiunque io voglia, attraverso i miei personaggi. Posso essere un uomo, come nel mio racconto ‘L’elefante nell’armadio’, una ragazza dalla pelle nera alla ricerca delle proprie origini o un giovane che torna indietro nel tempo per cancellare gli errori degli altri.
Il traduttore Bruno Contini aveva già vinto un concorso letterario con il suo primo racconto scritto da ragazzino. Poi… più nulla, fino a oggi. “Esprimere pensieri che non riesco a formulare a voce, fissare dei concetti, tenere vivi dei ricordi, comunicare agli altri”: così descrive le motivazioni che lo spingono a scrivere.
E ci piace concludere con le parole di Franco Frola, “nonno professionista” insieme alla moglie di quattro splendidi maschietti dai 5 agli 11 anni. “La professione di ‘nonno’ – spiega Franco – prevede un grande uso di creatività, ma non nel campo della scrittura. Sono sempre vissuto nella convinzione che in tutte le cose che facciamo non dobbiamo prenderci troppo sul serio. La leggerezza è di grande aiuto, sia quando le cose vanno bene che quando vanno meno bene. La prima motivazione che mi spinge a partecipare ai concorsi letterari è la possibilità di essere letto da una giuria. Quando la giuria non è solo qualificata, ma anche prestigiosa e in più si ottiene un grandissimo riconoscimento, la soddisfazione è enorme. Sempre se non sto sognando”. E più avanti conclude: “Fin da giovane avevo sempre pensato che ci fossero troppe persone che scrivevano e poche che leggevano. Fedele a questo pensiero leggevo moltissimo e mai avevo provato seriamente a scrivere, anche se in realtà ne sentivo il bisogno. L’altra mia grande passione, già da ragazzo, è stata la storia, la storia delle persone comuni, la microstoria. Mentre invento le loro storie, agganciandole alle poche notizie certe che trovo, mi sembra di restituire loro un po’ di dignità, di celebrare con riconoscenza il loro sacrificio, di evitare che si chiedano guardando il presente ‘Ma ne è valsa la pena?’. Per questo, solo pochissimi anni fa, ho cominciato a scrivere, e scrivendo ho poi trovato altri spunti nella vita di tutti i giorni, nel presente che è pieno di storie che meritano di essere raccontate”.
Ecco i titoli degli 11 racconti vincitori alla IX edizione
PREMIO GIURIA
A tema: «“Dammi la mano e torna vicino / può nascere un fiore nel nostro giardino”. L’energia della solidarietà e dell’associazionismo».
“Piegate trenta volte” di Franco Frola
Categoria SENIOR
1. “Fuoco sotto la neve” di Antonella Grassi
2. “Qui non è Hollywood” di Sandra Puccini
3. “Autunno 1944” di Gianluca Melis
4. “In salute e in povertà” di Flaminia Chizzola
5. “Le domande difficili” di Laura Rossi
Categoria JUNIOR
1. “Atlante di una memoria” di Erica Carol Tortora
2. “Fiore di loto” di Federica Castaldi
3. “L’elefante nell’armadio” di Martina Bascetta
4. “Gelato” di Bruno Contini
5. “Il cielo di Corvino” di Angela Castellano
Clicca qui e scarica il volume che raccoglie i racconti vincitori e le motivazioni della giuria: https://fitel.it/wp-content/uploads/2025/07/RACCONTI-VINCITORI-IXEDIZIONE-STORIE-INASPETTATE-2025_Def.pdf
Per la galleria fotografica della cerimonia di premiazione e il video della diretta facebook dell’evento vedi il link: fitel.it/i-fiori-del-nostro-giardino-i-racconti-vincitori-distorie-inaspettate-ix-edizione-raccolti-in-un-volume/





Foto, dall’alto: – la giuria della IX edizione del concorso al lavoro: da davanti in senso orario, Alfonso Vannaroni, Francesco Neri, Barbara Pierro, Cecilia Brighi, Delfina Tommasini, Carlo Gnetti, in collegamento Stefano Morabito.
– Stampa di alcuni racconti per il lavoro della giuria.
– La sala gremita del CSV Lazio -Centro servizi per il volontariato a Roma durante la cerimonia di premiazione della nona edizione (giugno 2025).
– La targa omaggio della Fitel al padrino dell’edizione Daniele Mencarelli.
– Foto finale dei vincitori dell’edizione., con la giuria e lo staff Fitel.

